I nodi della rete Unica

MILANO (MF-DJ)--Evitare sanguinose duplicazioni di investimenti e favorire l''unificazione delle due dorsali in fibra che Tim e Open Fiber (CdP ed Enel) stanno realizzando lungo la penisola e'' l''obiettivo che il Governo si e'' dato nel ruolo di facilitatore sul progetto legato alla creazione di una societa'' che gestisca la Rete unica in fibra ultra veloce. Questo per lo meno e'' quanto e'' stato scritto per settimane dagli organi di stampa, senza mai incassare alcuna smentita. Interpellato sulla questione, questa mattina il ministro dello Sviluppo Economico e vice Premier, Luigi Di Maio, ha invece affermato che "al momento sullo scorporo della rete" fissa di Tim "non c''e'' alcun progetto in corso". La brusca frenata avviene a poche ore dalla pubblicazione di una serie di dettagli sul dossier che il Messaggero ha anticipato. Stando al quotidiano romano, la newco ''erediterebbe'' circa 30.000 dipendenti da Tim (ma secondo i sindacati sarebbero al massimo 20.000) e generare un fatturato annuo vicino ai 5 miliardi di euro, con un Ebitda di almeno 2 mld. Nel perimetro della newco entrerebbero sia le dorsali in fibra dei due gruppi conferitari sia la vecchia rete in rame di Tim sia cabinet e cavidotti, per una valutazione complessiva intorno a 15 miliardi, gran parte dei quali finirebbero nelle casse dell''ex incumbent che potrebbe cosi'' risolvere il ''peccato originale'' del suo debito monstre. L''assegno a nove zeri che CdP dovrebbe staccare per un probabile ritorno della rete sotto il controllo pubblico finirebbe tuttavia per caricare a sua volta di debito la newco. Come se non bastasse, quest''ultima rischierebbe di essere gravata da un costo del lavoro eccessivo (da scontare anche in termini di minori investimenti da pianificare), soprattutto se non adeguatamente ''tutelato'' attraverso un regime di Rab. Su quest''ultimo aspetto, al circolare delle prime indiscrezioni il Codacons ha subito presentato un esposto all''Antitrust, facendo notare come una fusione delle reti Tim e OF rischierebbe di dare vita a un monopolio nelle tlc, riducendo la concorrenza tra gli operatori e creando prevedibili ripercussioni sugli utenti finali che finirebbero per subire rincari in bolletta. Come se non bastasse - e forse e'' proprio quest''ultimo aspetto che ha consigliato prudenza al Governo - una volta scorporata la rete si aprirebbe un problema annoso sul fronte occupazionale: secondo calcoli effettuati dalle sigle Fistel Cisl, Uilcom Uil e Slc Cgil, infatti, nella Tim alleggerita della rete ci potrebbero essere fino a 20.000 esuberi. Non a caso lo stesso Di Maio si e'' premurato oggi di sottolineare come l''obiettivo dell''attuale Esecutivo sia di "salvaguardare il livello occupazionale" dell''azienda guidata da Luigi Gubitosi.